giovedì 3 aprile 2014

La giusta prospettiva

Ieri leggevo il post che  un caro amico ha pubblicato in occasione del suo compleanno: "Compiuti 60 anni. Non era garantito".
Il commento era chiaramente in chiave ironica e mi ha fatto riflettere.
Non è garantita la durata della nostra permanenza su questa terra (o su questa Dimensione).
Molti, a questo punto, avranno lasciato la lettura annusando aria di depressione, per dire poco.
Per quelli che rimangono, invece, dirò ancora due cose.
L'idea di non sapere con certezza per quanto tempo vivrò non crea in me pensieri tristi, almeno in questo momento. Piuttosto, mi affascina la prospettiva che l'imprevedibilità della morte getta sulla nostra vita.
Come spenderesti il tuo tempo oggi, considerando che non sai per quanto tempo starai qui?
Come svolgeresti i compiti che comunque sei chiamato a svolgere?
Quali relazioni umane (e non) continueresti a intrattenere?
Come parlesti a tuo figlio, alla tua compagna o al tuo compagno?
Che sentimenti sceglieresti di voler provare? Che pensieri coltiveresti?
Cosa vorresti dire che non hai mai detto? E a chi?
Cosa vorresti fare che non hai mai fatto?
Viviamo avendo fretta, ma senza considerare il tempo e le occasioni sprecati.
"La Vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti".
A testimonianza, una volta di più, che Vita e Morte non sono due opposti, la prospettiva della Morte ci può regalare la giusta angolatura da cui osservare la nostra Vita. 

Abbiate cura di voi ... e del tempo che rimane!

mercoledì 26 marzo 2014

Imbuti

Ieri mi hanno detto che i libri ben scritti sono come gli imbuti (e qui saluto il caro Corrado Guzzanti) : partono ampi, con molte variabili, e poi si restringono fino a costringere il lettore nell'unica direzione possibile ...il finale.
Chiaramente io non sono una scrittrice di buoni libri. I miei (oltre a restare sconosciuti ai più) sono più come ombrelli aperti in un giorno di vento: hanno una loro forma, ma si aprono a molte possibilità, e poi volano via quando meno te lo aspetti.
Difficilmente raggiungerò la notorietà e, se lo farò, sarò forse già morta, come è già successo a molti. Solo spero non mi capiti quel che è accaduto alla scrittrice Mary Webb che raggiunse la notorierà dopo la morte e, ironia della sorte, a beneficiare del successo fu il marito che l'aveva lasciata per una donna più giovane! (Vedi anche il post su http://dragonfly.doppiopasso.it/?p=214)
O forse mi reincarnerò in fretta e leggerò i libri che avevo scritto nella mia vita precedente (nel frattempo diventati dei must). Alle prime righe, alzerò lo sguardo con aria pensierosa e mi dirò: "Ummm, questo l'ho già letto ... ma dove?"

Abbiate cura di voi e, se potete, non siate degli imbuti!

sabato 15 marzo 2014

Potature

Si sta concludendo quel periodo dell'anno in cui le piante, da frutto o ornamentali, vengono potate in vista della stagione primaverile.
Si pota per eliminare i rami secchi, rovinati del freddo o dalla neve. Si pota per mettere la pianta in condizione di produrre fiori e frutti.
Si legano i rami a dei supporti perché prendano una giusta direzione e si creano dei supporrti dove necessita.
Lo dico? Lo dico: primavera, tempo di rinascita (lo si dice talmente spesso che oramai ha perso un po' del suo fascino).
Ma la primavera non è solo quel momento in cui tutto germoglia, è anche il momento di fare pulizia, di tagliare quello che è vecchio e malandato per lasciare più spazio e forza al nuovo.
Ringraziamo ogni singolo ramo e foglietta secca per aver dato il loro contributo alla pianta, ringraziamo anche i rami verdi e pieni di gemme che vengono sacrificati per dare più vigore all'insieme, però adesso è tempo di salutarli e lasciarli andare.
E' tempo di potatura anche nella mia vita (no, non vado dal parrucchiere)  ... e per voi?

E primavera sia!

Abbiate cura di voi e ... delle vostre potature.


lunedì 10 marzo 2014

Capitani coraggiosi

Tutte le volte che mio figlio si prepara a sfoderare il suo lato eroico, parte da una condizione che può sembrare anomala.
Poco prima di buttarsi in un'impresa, il suo viso è attraversato da una gamma di emozioni fortissime: smarrimento, indecisione, paura, ( a volte) un pizzico di disperazione.
Poi, la svolta. Qualcosa fa click e lui ha già deciso, è già pronto, è già partito.
Scala vette altissime, si getta dall'alto (sotto c'è il materasso!), affronta le separazioni più dolorose.
Verrebbe da dire che ogni atto di coraggio sia preceduto da un momento di paura (o simili).
Del resto, è meno coraggioso o più coraggioso colui che prova paura e, nonostante questa, riesce in quel che desidera?
Certo, abbiamo la testa piena di immagini di eroi che non chiedono mai.
Ma che atto di coraggio è, se non hai provato la paura prima?
E' un atto di coraggio solo perché altri non ce l'avrebbero fatta?
Tanto più forte è il timore e tanto più grande è l'atto di forza che ne consegue.
E' un incitamento a tutti i "fragili" in ascolto. Non si è solo fragili se ci si riesce a barcamenare nella vita nonostante la propria presunta fragilità, si è forti.
L'atto eroico che compiremo è già in nuce in quel fremito di paura che sembra bloccarci. 
Il coraggioso entra in scena quando meno te lo aspetti e mette a segno il colpo decisivo.
Il cuore e lo zaino oltre l'ostacolo, capitani coraggiosi!

Abbiate cura di voi ... e dei vostri atti di pauroso coraggio!

lunedì 10 febbraio 2014

No, è blu!

Per mio figlio in questo periodo le cose sono tutte blu. Quelle che effettivamente lo sono e quelle che, a prima vista, sembrerebbero di un altro colore.
Facendo un gioco all'asilo, le maestre hanno mostrato un oggetto che i più avrebbero indicato come rosso e tutti i bimbi si sono affrettati a rispondere: rosso!
Poi, solitaria, ma decisa, si è sollevata la voce del mio pargoletto che ha puntualizzato: "No, è blu!"
Le parole sono usate come convenzioni, etichette attaccate a oggetti per non dover passare una giornata a spiegare: "Vai a prendermi la forbice gialla in cucina, per favore". (E poi andiamo a prendercela da soli perché ci siamo stufati di mimare!)
Hanno una loro vita, un loro profumo, una loro musicalità, una loro spiritualità ed è per questo che non la perdono neanche quando vengono spostate. Ed hanno molto potere: definiscono tutto il nostro mondo.
Allora, per continuare la riflessione iniziata con il post "L'unione degli inconciliabili", vi proporrei questa settimana di provare a spostare le parole (i nomi, gli aggettivi, i verbi, quello che volete) di alcune cose e di immaginarle sotto una nuova luce.
Possiamo giocare con i colori: come sarebbe il mare se fosse rosso? Il mondo non sembra tutto più fiabesco se spostiamo i colori?
Possiamo giocare con i sostantivi e gli aggettivi: immaginiamo di chiamare il nostro amico leghista "immigrato cladestino", come sarebbe? (Incredibile! Lo sto facendo in questo momento e sbarcando da un cencioso relitto del mare sembriamo un po' tutti disperati e bisognosi di cure. Ma forse questo gioco non piacerà a tutti!)
Possiamo giocare con i verbi: invece di "devo", possiamo dire "voglio"  e vedere cosa succede a tutte quelle situazioni in cui ci sentiamo costretti a fare qualcosa. Vi assicuro che la trasformazione è garantita.
Infine, possiamo dare un nome più simpatico o canzonatorio a cose, o persone, che ci stanno antipatiche. (Per esempio, possiamo chiamare "trottolino amoroso" il capo che ci scaravanta sulla testa una valanga di lavoro).
E ricordiamoci che anche se tutti definiscono una cosa in un certo modo, non significa che dobbiamo fare altrettanto.
"Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza". (Albert Einstein)

Abbiate cura di voi e ... di tutto ciò che ( a dispetto di tutto) vi sembra blu!




martedì 21 gennaio 2014

Il mondo editoriale capovolto

Ho sognato un mondo editoriale capovolto, nel quale gli editori vagano infreddoliti per le strade, ricoperti di un pesante e cencioso mantello marrone, alla ricerca di un esordiente che volesse concedere loro il privilegio di pubblicare una sua opera.
I grandi scrittori hanno smesso di cedere i loro scritti per solidarietà con i meno fortunati, per protesta contro un mercato che pubblica quel che vende e non quel che vale. 
(Lo so, state pensando che non si può vendere qualcosa che nessuno compra. Certo, ma anche condizionare le persone facendo trovare nelle librerie solo schifezze approvate dal sistema non è una bella cosa! Andiamo avanti ...)
Gli scrittori "commerciali-commerciabili-commestibili" sono stati inceneriti e spazzati via da una bufera.
Nelle strade deserte, un editore cammina solo, al buio. Vede una casa illuminata e si avvicina fiducioso. A quella porta non ha ancora bussato, forse lì si nasconde un vero esordiente.
Bussa timidamente e una luce calda gli illumina il viso, quando un uomo gli apre la porta.
"Sì?" 
"Buonasera, signore. Sono un umile editore e cerco esordienti".
L'uomo sorride bonario. "Ma lo sanno tutti che non ce ne sono più. Li avete fatti estinguere".
L'editore abbassa il capo mortificato. E' vero, li avevano eliminati tutti a furia di rifiuti.
Stava per andarsene, quando notò quello che l'uomo reggeva in mano: un foglio ... scritto!
Trascinato dall'entusiasmo, cerca di afferrare il pezzo di carta, ma l'uomo lo sposta velocemente. "Cosa pensa di fare?"
"Vi prego, solo una sbirciatina" supplica l'editore.
"Ma è solo la lista della spesa" obietta l'uomo.
"Nella mia vita ho pubblicato cose molto meno interesssanti, mi creda" ammette l'editore.
"E ne vediamo i risultati! Buonanotte, signore"
L'uomo chiude la porta e l'editore si ritrova di nuovo al buio, perduto.
Sulla strada altri come lui.

Sento un rumore alla porta e vado a vedere chi è.
Mi trovo davanti due occhi per nulla mortificati, che non mi chiedono certo di poter leggere quello che ho scritto, gli occhi del cane che ho dimenticato in giardino.
"Dai, entra" dico con un sospiro.

Abbiate cura di voi! ... e di quello che scrivete.

giovedì 9 gennaio 2014

L'unione degli inconciliabili

"Dopo tanto cosare nella mia testa" (re Julian in "Madagascar 1"), sono giunta alla scoperta dell'acqua calda.
Da Adamo in poi, l'uomo vive tracciando confini e cercando di definire ciò che incontra: distinguendolo, sezionandolo, nominandolo. 
Nobile iniziativa. La vita si è molto semplificata da quando possiamo dire a chi incontriamo per la strada: "Attento! C'è un elefante che sta procedendo a grandi passi verso di te!" e quello, capendo ciò che diciamo e avendo un'idea dei danni che può fare un elefante sulle costole, si sposta.
Il guaio (ce n'è sempre uno, avete notato?) è che ci siamo illusi che i confini e le definizioni che abbiamo creato siano la realtà e la possano esaurire.
"La mappa non è il territorio" (Alfred Korzybski)
Pensate a quante guerre ci saremmo evitati, se ci fossimo resi conto che il confine per il quale ci stavamo (o ci stiamo) ammazzando era pura illusione.
I confini che inventiamo per semplificare le cose, creano l'interessante fenomeno degli opposti.
Se dico che questa è la luce, definisco la sua assenza "buio".
Se dico che questo è bianco, allora indico con "nero" il suo opposto.
Se dico che sei una persona coraggiosa, suppongo forse che tu non sia pauroso? Sì? No?
Questa è una delle ricadute più controverse nell'uso dei confini e degli opposti.
Più spesso di quanto crediamo, finiamo per pensarci, e per pensare il mondo, con solo uno dei termini che definiscono la coppia di opposti.
Durante la Guerra del Golfo, gli Americani dissero che andavano ad estirpare il Male, decidendo che loro fossero l'incarnazione del Bene. E temo che chi era a favore della guerra lo credesse davvero.
Altra ricaduta: se sto affrontando una paura, un problema, spesso sarò assorbito da un solo lato della questione, dimenticando il suo opposto.
Per esempio: se cerco di affrontare una mia paura, posso cercare di conoscerla, di affrontarla. Ma le paure, si sa, sono pozzi senza fine. Inizi a conoscerle e, a volte, ti perdi. Un aiuto potrebbe venire dal potenziamento del nostro lato coraggioso (il lato opposto). Sicuramente, lui la paura la padroneggia meglio e, inoltre, potrebbe avere qualcosa da dirci sulle paure. Qualcosa che può tornare utile.
Il fatto è che ci illudiamo di essere fatti in un solo modo. Scegliamo una linea che ci definisca e ce ne stiamo trincerati dietro, lanciando sassi a quelli che stanno dall'altra parte.
"Io mi contraddico. Io contengo moltitudini" dicevaWhitman.
Siamo tutto quello che diciamo di essere e siamo anche il contrario di tutto ciò.
Quello che considero uno dei miei maestri amava dire durante le supervisioni "E' tutto vero ... E' tutto falso".

Abbiate cura di voi e ... dei vostri opposti.